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| Info Turistiche |
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- ARCO DELLA PACE A MIALNO
L'arco della pace a Milano
L'arco della pace è un monumento di Milano, situato nel centro della vasta area di piazza Sempione.
Venne iniziato nel 1807 da Luigi Cagnola sotto la spinta del comune di Milano e di Napoleone. L'opera era oramai a due terzi quando, con la caduta del Regno Italico, il progetto venne abbandonato.
Solo nel 1826 venne ripresa la riedificazione dell'edificio sotto l'imperatore asburgico Francesco I d'Austria, che lo dedicò alla pace che aveva riunito le diverse potenze europee nel 1815.
Dopo la morte di Luigi Cagnola, avvenuta nel 1833, i lavori passarono nelle mani di Londonio e Pavelli, che lo completarono nel 1838, in tempo perché alla cerimonia di inaugurazione partecipasse Ferdinando I, Imperatore d'Austria e re del Lombardo-Veneto.
L'8 giugno 1859, quattro giorni dopo la vittoria di Magenta, vi fecero il loro ingresso trionfale in Milano Napoleone III e Vittorio Emanuele, fra le acclamazioni della folla.
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- BASILICA DI SANT'AMBROGIO A MILANO
Basilica di Sant'Ambrogio a Milano
Edificata tra il 379 e il 386 per volere del vescovo di Milano Ambrogio, fu costruita in una zona in cui erano stati sepolti i cristiani martirizzati dalle persecuzioni romane. Per questo venne dedicata ai martiri ed era chiamata Basilica Martyrium: lo stesso Ambrogio voleva riporvi tutte le reliquie dei martiri San Satiro, Vittore, Nabore, Vitale, i Santi Gervasio e Protasio, Felice e Valeria. Sant'Ambrogio stesso vi venne sepolto e da allora cambiò nome, assumendo quello attuale.
Nel IX secolo subì importanti ristrutturazioni volute dal vescovo Angilberto II (824-860), il quale fece aggiungere la grande abside preceduta da un ambiente sovrastato da volta a botte, sotto il quale si svolgevano le funzioni liturgiche. Nello stesso periodo il catino dell'abside venne decorato da un grande mosaico ancora esistente, il Redentore in trono tra i martiri Protasio e Gervasio e con gli arcangeli Michele e Gabriele, corredato da due episodi della vita di Sant'Ambrogio.
Al ciborio, di epoca paleocristiana, vennero aggiunti quattro fastigi con timpano, decorati con stucchi nel X secolo) ed ancora eccellentemente conservati. Sotto il ciborio venne collocato l'Altare di Sant'Ambrogio, capolavoro dell'oreficeria carolingia, in oro, argento, dorato, pietre preziose e smalti, quale vistoso segnale della presenza delle reliquie dei santi, collocate al di sotto dell'altare stesso e visibili da una finestrella sul lato posteriore.
La basilica ha preso il definitivo aspetto nel 1099 quando venne radicalmente ricostruita secondo schemi dell'architettura romanica. Venne mantenuto l'impianto a tre navate (senza transetto) e tre absidi corrispondenti, oltre al quadriportico, anche se ormai non serviva più a ospitare i catecumeni, ma come luogo di riunione.
Il tiburio crollò nel 1196 e venne subito ricostruito, con la particolare conformazione esterna caratterizzata da gallerie con archetti su due registri sovrapposti.
Il campanile di destra, detto dei monaci, risale all'VIII secolo ha un aspetto molto austero. Quello di sinistra, detto dei canonici, è più alto e risale al 1144. Gli ultimi due piani sono stati aggiunti nel 1889.
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- CASTELLO SFORZESCO A MILANO
Castello sforzesco a Milano
Giovanni Visconti alla sua morte lasciò in eredità il ducato ai tre nipoti Matteo II, Galeazzo II e Bernabò. alla morte di Matteo i due fratelli si spartirono la città e tra il 1360 e il 1370 Galeazzo Visconti fece costruire, a cavallo delle mura della città, in corrispondenza della porta detta Giovia (o Zobia) una fortificazione detta, appunto, Castello di Porta Giovia. L'edificio venne ampliato dai suoi successori: Gian Galeazzo, Giovanni Maria e Filippo Maria; il risultato è un castello a pianta quadrata, con i lati lunghi 180 m ,e quattro torri agli angoli. La costruzione divenne così dimora permanente della dinastia viscontea.
Nel 1447 venne distrutto dalla neo Repubblica Ambrosiana.
Fu Francesco Sforza a ricostruirlo nel 1450 per farne la sua residenza dopo aver abbattuto la Repubblica.
Nel 1452 il principe ingaggiò il Filarete per la costruzione e la decorazione della torre mediana, che difatti tutt'ora viene chiamata Torre del Filarete.
Alla morte di Francesco Sforza, gli successe il figlio Galeazzo Maria che fece continuare i lavori dall'architetto Benedetto Ferrini. La parte decorativa fu invece affidata ai pittori del ducato.
Nel 1476, sotto la reggenza di Bona di Savoia, fu costruita la torre omonima.
Nel 1494 salì al potere Ludovico il Moro e il castello divenne una fastosa opera, alla realizzazione della quale si dice partecipassero artisti come Leonardo da Vinci e il Bramante. Negli anni a seguire il castello fu però danneggiato dai continui attacchi che francesi, milanesi e truppe germaniche si scambiarono, e nel 1521 la Torre del Filarete esplose, colpita da un fulmine (sembra fosse adibita a deposito di munizioni) provocando ingenti danni e alcuni morti.
La torre di Bona di Savoia vista dalle mura esterneRitornato al potere e al castello, Francesco II Sforza ristrutturò e ampliò la fortezza, adibendone una parte a sontuosa dimora della moglie Cristina di Danimarca.
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- CENACOLO VINCIANO A MILANO
L'Ultima cena a Milano
L'Ultima cena (detta anche il Cenacolo) è un dipinto a tempera ed olio su due strati di preparazione gessosa stesi su intonaco di 460 × 880 cm, realizzato dal pittore italiano Leonardo da Vinci tra il 1494 ed il 1497 (Luca Pacioli lo menziona come già finito nella lettera dedicatoria a Ludovico il Moro del suo trattato De divina proportione del 9 febbraio 1498).
Il Cenacolo è il più grande tra i dipinti di Leonardo ed è il suo unico dipinto murale visibile ancora oggi. Come è noto, non si tratta di un affresco, in quanto Leonardo non ha mai realizzato affreschi nel senso esatto del termine. L'affresco è caratterizzato da una pittura stesa su uno strato di intonaco ancora fresco dove, a seguito del fenomeno di carbonatazione, il pigmento della pittura diventa parte dell'intonaco stesso garantendo una grande resistenza alla pittura. Leonardo, invece, a causa dei suoi lunghi tempi realizzativi, prediligeva dipingere su muro come dipingeva su tavola; usò quindi una tempera grassa, un'emulsione di olii siccativi e sostanze proteiche. Purtroppo la tecnica impiegata ben presto determinò un degrado dell'opera già citato dal Vasari nelle Vite. Stupisce nel Cenacolo la presenza di dettagli molto precisi visibili solo da distanza ravvicinata e non individuabili dallo spettatore comune.
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- DUOMO DI MILANO
Dove ora vi è il Duomo prima sorgevano l'antichissima cattedrale di Santa Maria Maggiore e la Basilica di Santa Tecla, la più grande tra le due.
Il Duomo fu costruito per volere dell'arcivescovo Antonio da Saluzzo e del signore di Milano Gian Galeazzo Visconti. Nel 1418 fu consacrato l'altare maggiore, da papa Martino V.
Nel 1400 a Filippino degli Organi e Giorgio degli Organi successero Marco Solari e Giovanni Solari da Carona, nel XV secolo Giovanni Antonio Amadeo costruttore del tiburio, Gian Giacomo Dolcebuono ed Pellegrino Tibaldi finché nel 1572 San Carlo Borromeo consacrò la chiesa anche se la costruzione non era ancora terminata.
Nel XV secolo si avvicendarono Martino Bassi, Francesco Maria Richino, Lelio Buzzi e Carlo Buzzi, i Quadrio. Nel XVIII secolo fu costruita la guglia maggiore sulla quale fu innalzata la Madonnina dorata.
Nel 1813 la facciata venne completata, quasi cinquecento anni dopo la posa della prima pietra, su istanza di Napoleone, che qui volle essere incoronato re d'Italia.
Per tutto il XIX secolo furono completate le guglie, tutte le decorazioni architettoniche ed installato il portone centrale in bronzo, autore Ludovico Pogliaghi: fra gli scultori che vi lavorarono nei primi anni dell'Ottocento, si può ricordare Luigi Acquisti.
Nel corso della seconda guerra mondiale la Madonnina venne coperta da stracci, onde evitare che i riflessi di luce sulla sua superficie dorata potessero venire usati come punto di riferimento per i bombardieri alleati in volo sulla città. Nel secondo dopoguerra, a seguito dei danni subiti dai bombardamenti aerei, il Duomo fu restaurato in gran parte e le restanti porte di legno furono sostituite con altre di bronzo ad opera degli scultori Arrigo Minerbi, Giannino Castiglioni e Luciano Minguzzi.
La manutenzione della cattedrale è affidata alla Veneranda fabbrica del Duomo i cui interventi sono continui tanto da far nascere il detto milanese di "Fabrica del Domm" per tutti quei lavori che non hanno mai termine.
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- GALLERIA VITTORIO EMANUELE A MILANO
Galleria Vittorio Emanuele a Milano
Nella prima metà del XIX secolo Milano guardava alle grandi capitali europee come Londra e Parigi come esempio di urbanizzazione. Soprattutto perché la città si stava scoprendo come principale città industriale della penisola e le innovazioni tecnologiche erano il simbolo della seconda rivoluzione industriale e di conseguenza del grande cambiamento sociale che si era messo in moto. La Torre Eiffel, il ponte di ferro sul Severn, erano un esempio di come la tecnologia fosse al servizio dell'architettura anche con un discreto senso estetico.
Nel 1859 si fece seria l'idea di un passaggio coperto che collegasse piazza Duomo a piazza della Scala: simile alla Galleria de Cristoforis, sempre a Milano a San Babila, ma più grande e più borghese, da dedicare magari al re che portò Milano ad unificarsi al Regno d'Italia. La zona prescelta era quella a sinistra del Duomo, edificata con piccole costruzioni non consoni all'immagine che la municipalità voleva dare.
Il comune indisse un concorso internazionale al quale parteciparono 176 architetti e che vide vincitore il giovane Giuseppe Mengoni, il quale propose una lunga galleria attraversata da un braccio, con al centro dell'incrocio una grande "sala" ottagonale: la copertura prevedeva un'ossatura in ferro e il resto in vetro. I due ingressi principali, quelli del braccio più lungo, previdero inoltre due grandi archi trionfali. I capitali necessari si trovarono costituendo una società in Inghilterra promettendo ricavi dalle proprietà in costruzione, la stessa che fabbricò l'ossatura in ferro e la spedì a Parigi per essere assemblata. Quando questa società fallì, il Comune di Milano assunse la proprietà e continuò a fornire il capitale necessario.
Nel 1865 iniziarono i lavori con la posa della prima pietra da parte di re Vittorio Emanuele II di Savoia e due anni più tardi si inaugurò la Galleria, anche se non completamente terminata. Circa dodici anni dopo finalmente il complesso fu terminato.
Giuseppe Mengoni, l'ideatore della Galleria, vi morì proprio precipitando dalla cupola durante un'ispezione il 30 dicembre 1877, anche se non mancò l'interpretazione che si trattasse di un suicidio, dovuto alle critiche espresse da più parti e dalla delusione della mancata presenza del re all'inaugurazione. Non si poteva sapere che tale mancata presenza era dovuta alle gravi condizioni di salute, di Vittorio Emanuele II tenute segrete, e che morì dopo pochi giorni.
Durante la seconda guerra mondiale, nelle notti del 13 e del 15 agosto 1943, la Galleria venne colpita dai bombardamenti aerei alleati.
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- LA PINACOTECA DI BRERA A MILANO
L'accademia delle belle arti a Milano
L'Accademia di Belle Arti venne fondata nel 1776.
L'imperatrice Maria Teresa d'Austria decise di affiancarle una galleria di gessi ed una raccolta di incisioni e disegni.
Due anni dopo fu eletto l'abate Carlo Bianconi come segretario dell'Accademia.
Acquistò vari disegni, in buona parte del '600 bolognese, anche se disponeva di pochi mezzi.
Nel 1799 riuscì ad assicurarsi quattro tele di Giuseppe Bottani, Pompeo Batoni e Pierre Subleyras, provenienti dalla Chiesa Santi Cosma e Damiano di Milano.
Nel 1801 venne eletto un nuovo segretario, Giuseppe Bossi, che si impegnò ad arricchire la Pinacoteca con nuove copie di gessi ed a partire dal 1806 organizzò mostre d'arte aperte al pubblico.
Nel periodo napoleonico numerose chiese e monasteri vennero chiusi ed i loro beni vennero requisiti e tra questi numerose opere d'arte.
Le migliori vennero spedite a Parigi mentre con le altre opere Napoleone decise che in ogni grossa città vi doveva essere un museo; così sorsero le grandi Gallerie di Venezia, Bologna e Milano.
La Galleria di Milano doveva svolgere il compito di compendio della produzione artistica italiana.
Andrea Appiani venne nominato Commissario per le Belle Arti nel 1805 ed a Brera cominciarono ad affluire da ogni parte dipinti di pregio ed affreschi staccati.
Nel 1806 confluirono anche le opere acquistate dal viceré Eugenio Beauharnais.
Come per altri musei anche per la Pinacoteca cominciò a farsi avanti un problema: la mancanza di spazio per esporre le opere d'arte. Così fu deciso, nel 1808 di sacrificare l'antica chiesa di Santa Maria, suddivisa in due piani all'altezza delle navate per realizzare i grandi "Saloni Napoleonici".
Il 20 aprile 1810 venne inaugurata la Reale Pinacoteca Nazionale del Regno Italico.
Negli anni seguenti continuarono ad affluire varie opere d'arte, soprattutto negli anni 1811 e 1812.
Nel 1813 arrivarono dal Museo imperiale di Parigi le opere di Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, Pieter Paul Rubens ed Antoon Van Dyck.
Alla caduta del regime napoleonico nel 1814, il Congresso di Vienna sancì la restituzione dei beni ai proprietari originari.
Fortunatamente tale disposizione ebbe effetti limitatissimi alla Pinacoteca.
Invece continuò a ricevere donazioni fino a quando nel 1882 la Pinacoteca di Brera fu sganciata dall'Accademia.
La divisione delle due istituzioni ebbe effetti disastrosi per le raccolte, che andarono parzialmente disperse in altri musei od in edifici pubblici; andarono persi i ritratti della Galleria del Bossi ed i dipinti neoclassici dell'800.
Nel 1926 venne creata l'Associazione degli Amici di Brera e grazie a questa associazione vennero acquistati svariati capolavori tra cui la "Cena in Emmaus".
Il sopraggiungere della guerra del 1914-1918 costrinse a far emigrare per ragioni di prudenza la collezione a Roma e al loro rientro, la Pinacoteca fu abbellita e ampliata, sotto la Direzione di Ettore Modigliani.
Durante la Seconda Guerra Mondiale le opere della Pinacoteca vennero messe al sicuro, infatti il palazzo subì seri danni, e tra il 1946 ed il 1950 le opere furono risistemate interamente.
Infatti il palazzo fu bombardato ed i bombardamenti causarono il crollo delle volte in trenta delle trentotto sale della Galleria, e fecero sprofondare i pavimenti.
La Pinacoteca iniziò la sua lenta resurrezione dalle rovine nel febbraio 1946 e nel 1950 dopo l'opera generosa del progettista Architetto Piero Portaluppi e della conservatrice, nonché, storica dell'arte Fernanda Wittgens e attraverso i finanziamenti del Ministero della Pubblica Istruzione, risorgeva e veniva inaugurata.
Con la riapertura entrarono a far parte della collezione opere di Ambrogio Lorenzetti, Umberto Boccioni e Giovanni Segantini.
Gli anni '70 ed '80 furono caratterizzati dalla carenza di spazio, scarsa agibilità delle sale, problemi di sicurezza e furti.
Tanto che nel 1974 fu decisa la chiusura da parte del soprintendente Franco Russoli.
Negli anni seguenti la collezione aumentò grazie a dei lasciti.
Oggi Brera offre una visione completa della storia pittorica della Lombardia, nuovamente riorganizzata in un nuovo percorso e riallestimento, che è possibile visitare.
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- LE COLONNE DI SAN LORENZO A MILANO
Le colonne di San Lorenzo a Milano
Le colonne di San Lorenzo, situate di fronte alla Basilica di San Lorenzo in Corso di Porta Ticinese n. 39, rappresentano uno dei rari reperti romani di Milano, assieme ai pochi resti dell'anfiteatro, del teatro, delle terme "erculee" del circo e di poche altre tracce della Milano imperiale.
Si tratta di sedici colonne in marmo con capitelli corinzi che sostengono la trabeazione che fu di un edificio romano risalente al III secolo d.C., probabilmente delle grandi terme volute dall'imperatore Massimiano, quando Milano era la capitale dell'Impero romano d'Occidente. Le colonne vennero trasportate nell'attuale locazione nel IV secolo a completare la nascente Basilica di San Lorenzo. Appoggiati alla basilica vi sono altri corpi, tra cui notevole è la cappella di S.Aquilino con mosaici di età romana.
Le colonne rivestono un significato affettivo per alcuni milanesi in quanto testimonianza visibile dell'antica Moediolanum, che ha resistito alla furia distruttiva dei Goti, del Barbarossa, dei bombardamenti dell'ultima guerra mondiale e anche alla furia ricostruttrice dei suoi cittadini.
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- NAVIGLI (MILANO)
Le tracce dell'idea di far giungere a Milano lo sbocco al mare negato dalla natura si perdono nelle cronache di tempi di molto anteriori alla progettazione e realizzazione del primo naviglio.
Fin dall'antichità molti dei numerosi corsi d'acqua che circondano la città avevano subito deviazioni per essere condotti in città ma nessuno dei fiumi o torrenti aveva le dimensioni sufficienti per divenire ciò di cui la città sentiva il bisogno.
Sia il Seveso, che attraversava la città per poi finire nel Lambro, sia il Lura (chiamato Nirone nel suo tratto inferiore) che scorreva a occidente di Milano erano corsi d'acqua di dimensioni modeste, l'Olona pur essendo distante dal centro, nel medioevo fu deviata nel suo corso per confluire nel Nirone, assumendo il nome di Vetere, alimentando la fossa che circondava le mura medievali della città.
Nel corso del tempo il continuo fabbisogno di acqua da parte della florida economia della città e le esigenze di irrigazione fecerò sì che si iniziò a progettare il congiungimento del Ticino con l'Adda. Le esigenze difensive avevano già portato alla costruzione di due fossati difensivi, chiamati fosse interne:
la prima era quella alimentata dal Seveso e scorreva lungo le attuali vie Montenapoleone, Durini, Verziere, Delle Ore, Pecorari, Da Cernobbio, Maddalena, Cornacchie, Stampa attraversava via Circo, costeggiava via Cappuccio, via Nirone, Corso Magenta, Via San Giovanni sul Muro, Largo Cairoli, Via Cusani, Dell'Orso, Monte di Pietà, per gettarsi nella Vettabbia fra Porta Lodovica e Porta Ticinese.
la seconda fossa interna, chiamata Naviglio Interno, fu costruita nel 1155 e subito distrutta nel 1158 ad opera del Barbarossa ma prontamente ricostruita per essere nuovamente distrutta quattro anni dopo sempre dal Barbarossa. Il tracciato del fossato ricostruito nel 1167 corrisponde alle attuali vie Fatebenefratelli, Senato, San Damiano, Visconti di Modrone, Francesco Sforza, Santa Sofia, Molino delle Armi, De Amicis, Carducci, Piazza Castello e via Pontaccio.
La costruzione del Naviglio Grande cominciò nel 1179, il primo tratto si limitò a collegare il Ticino con Gaggiano nel 1187 arrivò a Trezzano e nel 1209 fino a Milano presso la chiesa di Sant'Eustorgio. Risale al 1386 la posa della prima pietra del Duomo al quale Gian Galeazzo Visconti aveva destinato i marmi ricavati dal Lago Maggiore, fu necessario quindi creare un collegamento fra il Naviglio Grande e la Fossa interna per permettere alle barche di giungere al laghetto di Santo Stefano (nei pressi dell'Ospedale Maggiore). Si poneva il problema del superamento del dislivello fra i due corsi d'acqua, fu inventato il meccanismo della conca realizzata nel canale di collegamento che si trovava in via Arena. Il primo meccanismo utilizzato fu molto rudimentale e dispendioso, si trattava in pratica di costruire ogni volta un muro di legname a poppa delle imbarcazioni per permettere il loro innalzamento fino al livello della fossa interna, il muro veniva costruito e demolito ad ogni passaggio di imbarcazione con dei tempi incompatibili con la richiesta di materiale da parte del cantiere del Duomo.
Fu quindi studiato e messo a punto il meccanismo della conca permanente, la prima fu in via Arena e in seguito venne costruito un sistema di conche. La soluzione del problema dei dislivelli fece guardare con ottimismo alla realizzazione di nuove imprese, un canale diretto a Pavia e il congiungimento con l'Adda.
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- SANTA MARIA DELLE GRAZIE A MILANO
Nel 1463 il duca di Milano Francesco I Sforza decise di far costruire un convento domenicano ed una chiesa nel luogo dove si trovava una piccola cappella dedicata a Santa Maria delle Grazie.
L'architetto fu Guiniforte Solari, il convento fu completato nel 1469 mentre per la chiesa fu necessario aspettare il 1482. Ulteriori cambiamenti vennero fatti quando, salito al potere, Ludovico il Moro decise di cambiare il chiostro grande e l'abside della chiesa. La costruzione fu terminata intorno al 1490. Il Moro aveva anche deciso di fare delle Grazie il luogo di sepoltura degli Sforza e nel 1497 vi venne sepolta la moglie Beatrice d'Este.
Il tiburio dapprima venne attribuito a Bramante, anche se manca qualunque tipo di prova se non che il Bramante era in quegli anni ingegnere ducale e viene nominato una volta negli atti della Chiesa (una consegna di marmo nel 1494, ma gli studi più aggiornati propendono per l'Amadeo, al più si ritiene che il Bramante sia stato responsabile del progetto iniziale, ma non abbia poi seguito i lavori veri e propri, che sicuramente furono diretti da Giovanni Antonio Amadeo. La misura di base di 24 braccia milanesi utilizzata per la sacrestia verrà usata dallo stesso architetto per il sacello in Santa Maria alla Fontana. Ancora nel 1497 acquista 64 colonnine di pietra chiara di Saltrio per il tiburio e altri 128 pezzi di pietra bianca e nera da consegnare per il trasporto sul Ceresio a partire da Porto Ceresio o da Riva San Vitale.
All'interno, nel corpo più antico della chiesa (in stile gotico), si segnalano, in una cappella di destra, i bellissimi affreschi con Storie della Passione di Gaudenzio Ferrari. Nella stessa cappella era un tempo conservata l'Incoronazione di spine di Tiziano oggi al Louvre.
Nel bellissimo chiostrino adiacente alla tribuna, sulla porta che conduce alla sacrestia, si può ammirare un affresco realizzato da Bramantino.
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- TEATRO ALLA SCALA DI MILANO
Teatro alla Scala di Milano
Il teatro fu fondato per volere dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria dopo l'incendio che il 26 febbraio del 1776 distrusse il Teatro Regio Ducale di Milano, che fino a quel momento ospitava l'opera lirica. Le spese per l'edificazione del nuovo teatro furono sostenute dai proprietari dei palchi del Teatro Regio Ducale in cambio del rinnovo della proprietà dei palchi.
Il progetto venne affidato al celebre architetto neoclassico folignate Giuseppe Piermarini, e l'edificio venne inaugurato il 3 agosto 1778, la prima rappresentazione fu quella dell'opera Europa riconosciuta di Antonio Salieri.
Le prime opere date alla Scala appartenevano all'opera buffa napoletana o di gusto francese. Tra gli esponenti di questo primo periodo di vita del teatro, con esponenti come Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa e opere come La Frascatana, Il barbiere di Siviglia e Nina pazza per amore, L'italiana in Londra e Il matrimonio segreto di Cimarosa.
Ma ben presto, con l'arrivo di autori come Gioachino Rossini, con La pietra del paragone, di Vincenzo Bellini, di Gaetano Donizetti, Giacomo Mayerbeer o Simon Mayr (maestro di Donizetti), il teatro diviene uno dei centri più importanti del melodramma italiano, assieme alla Fenice di Venezia e al Teatro San Carlo di Napoli. Un altro momento importante fu l'arrivo di Giuseppe Verdi, che si stabilì a Milano e qui diede sia le sue prime opere che le ultime due (Otello e Falstaff). Questo momento magico lo si deve anche all'opera dell'impresario milanese Domenico Barbaja, che gestiva La Scala e La Cannobiana a Milano, il San Carlo di Napoli e due teatri a Vienna. Il teatro alla Scala diviene man mano il centro più importante del melodramma, fino al momento in cui molti considerano tramontare questa forma (la prima della Turandot di Puccini, data alla Scala nel 1926, viene considerato da alcuni l'epilogo della grande stagione della lirica italiana)
Tra la prima guerra mondiale e la seconda, il teatro vide avvicendarsi i maggiori cantanti del tempo, tra cui Feodor Šaljapin, Magda Olivero, Giacomo Lauri Volpi, Titta Ruffo, Gino Bechi, Beniamino Gigli, Mafalda Favero, Toti Dal Monte, Gilda Dalla Rizza, Aureliano Pertile.
La Scala venne bombardata durante la seconda guerra mondiale, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto del 1943, subendo gravi danni al soffitto e alle pareti danneggiate dalla caduta del soffitto e del tetto. L'edificio venne subito ricostruito come prima del conflitto, e venne riaperto l'11 maggio 1946, con un memorabile concerto di Arturo Toscanini. La fretta nella ricostruzione del soffitto e della sua sospensione al sistema complesso di travi, impedì di trovare i componenti simili agli originari, e si adottarono soluzioni ibride che secondo qualcuno peggiorarono l'acustica della sala. La finitura interna del soffitto fu invece di indiscussa raffinatezza: solo un dipinto geometrico in toni di grigio, a far risaltare ancor di più il magnifico ed enorme lampadario (con quasi 400 lampadine) realizzato in cristallo soffiato dagli artigiani di Venezia. Per dare un'idea delle sue dimensioni, nella coppa con cui è applicato al soffitto scende all'interno del lampadario un tecnico a manovrare l'occhio di bue, ovvero il faro seguipersone.
Nel dopoguerra la Scala visse una seconda stagione magica. la gestione di Ghiringhelli fu contrassegnata tra l'altro dalle partigianerie tra i tifosi della Callas e della Tebaldi: chi si recava a quei tempi in Galleria trovava capannelli di milanesi che discutevano animatamente di lirica. La gestione di Paolo Grassi negli anni '70 ha segnato il periodo di maggior produttività del Teatro, che metteva in scena quasi 300 rappresentazioni all'anno. È seguito lungo un periodo di normale amministrazione, sfociato alla fine in polemiche complesse che hanno visto l'allontanamento del direttore Riccardo Muti ed hanno suggerito di ricorrere ad un sovrintendente straniero, Stéphane Lissner tutt'ora in carica.
Alla Scala naturalmente hanno cantato i maggiori artisti lirici ed è impossibile farne un elenco: tra i nomi più noti al grande pubblico si possono citare Maria Callas, Renata Tebaldi, Carlo Bergonzi, Antonietta Stella, Ettore Bastianini, Giuseppe di Stefano, Tito Gobbi, Renato Bruson, Luciano Pavarotti, Nicolaj Ghiaurov, Placido Domingo, Teresa Berganza, Joan Sutherland, Katia Ricciarelli, Montserrat Caballé, Luis Alva, José Carreras, Marilyn Horne, Peter Schreier e molti altri cantanti di prima grandezza.
Sul podio si sono avvicendati (oltre a quelli citati) anche i maggiori direttori del secolo tra cui come Herbert von Karajan, Karl Boöhm, Karlos Kleiber, Zubin Metha, Wolfgang Sawallish, Claudio Abbado, Riccardo Muti, Georges Pretre, Daniel Bremboim e molti altri.
Vi hanno lavorato grandi registi che hanno realizzato delel produzioni memorabili alcune delle quali conservate in video (da Visconti a Zeffirelli, da Fo a Strehler, da Pizzi a Damiani e Lila de Nobili).
Oltre ai leggendari scenografi dell'800, vi è un lungo elenco di pittori della statura di Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Marc Shagall, scultori (Ceroli, Pomodoro...) o personaggi come lo stilista Missoni che hanno realizzato dei costumi.
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- UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MILANO
L'ateneo di Milano è relativamente giovane nel panorama italiano in quanto la città di Milano faceva storicamente riferimento all'Università di Pavia.
L'Università degli studi di Milano viene istituita nel 1923 nell'ambito della riforma promossa dal ministro Giovanni Gentile. Essa inizialmente comprende solo la Facoltà di Lettere e Filosofia (antica Accademia scientifico-letteraria), nonché gli Istituti clinici di perfezionamento istituiti da Luigi Mangiagalli nel 1906.
Le attività dell'Università di Milano iniziano nel 1924. Primo rettore è Luigi Mangiagalli, che è anche sindaco di Milano e che è riuscito a trovare risorse che consentono di avviare anche le Facoltà di Giurisprudenza, Medicina e chirurgia e Scienze matematiche, fisiche e naturali. La inaugurazione dell'Università ha luogo l'8 dicembre 1924.
Nell'idea dei promotori l'Università avrebbe dovuto occupare edifici da costruire nel quartiere Città Studi progettato prima della Prima guerra mondiale; a Città Studi però hanno avuto sede solo gli istituti di Scienze, mentre rettorato e istituti umanistici sono stati ospitati in un palazzo del Comune in Corso di Porta Romana e gli insegnamenti clinici nelle strutture ospedaliere convenzionate.
Nel corso degli anni 1930 sono state aperte le Facoltà di Medicina veterinaria e di agraria.
Dopo la Seconda guerra mondiale viene assegnato all'Università l'antica sede dell'Ospedale maggiore, danneggiata dai bombardamenti. L'edificio viene restaurato e nel 1958 diventa la sede di Rettorato, uffici amministrativi, Lettere e filosofia e Giurisprudenza.
Negli anni 1960 inizia un cospicuo ampliamento dell'Università e nell'anno accademico 1988-1989 si giunge a 22 corsi di laurea e a circa 75.000 iscritti. Negli anni 1990 sono avviate attività di decentramento con l'attivazione di nuovi corsi di laurea, molti dei quali nell'area ex Pirelli della Bicocca, a Varese e a Como.
Successivamente si ha una fase di scorporo delle attività con la costituzione nel 1998 dell'Università degli Studi di Milano Bicocca e dell'Università degli Studi dell'Insubria in Como e Varese. Nell'anno accademico 1998-1999 l'Università di Milano comprende 9 Facoltà (Agraria, Farmacia, Giurisprudenza, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Scienze MM.FF.NN., Scienze Motorie, Scienze Politiche), 25 corsi di laurea e 21 corsi di diploma, e conta circa 63.000 studenti.
L'attuale Rettore, rieletto nel 2005 per un secondo quadriennio, è il Professor Enrico Decleva.
Nel 2007, presso la facoltà di Scienze Politiche, viene fondata la dodicesima junior enterprise italiana.
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